Conosciamo meglio il tecnico di Bono

Continuiamo con la conoscenza dei nostri Allenatori di Sardegna con una chiacchierata con Alessandro Arca, classe 1985 di Bono. Dopo una carriera che lo ha visto protagonista in diverse squadre, Alessandro ha recentemente ottenuto l’abilitazione UEFA B.

A 39 anni, si trova di fronte a una decisione cruciale: continuare a calcare i campi da gioco oppure iniziare una nuova avventura come allenatore. In questa intervista, ci racconterà le sue esperienze, le sue riflessioni sul futuro e le sue aspirazioni per il mondo del calcio.

Puoi raccontarci la tua esperienza durante il corso per ottenere la qualifica di allenatore? Quali sono stati gli insegnamenti più preziosi che hai appreso e come pensi di applicarli nel tuo nuovo ruolo?

È stata un’esperienza bellissima che consiglio a chi, come me, gioca a calcio sin da bambino. Ho avuto tecnici molto preparati che mi hanno dato linee guida e la consapevolezza di poter iniziare subito. Il corso aveva un livello molto alto e mi ha permesso di conoscere tanti compagni meravigliosi, alcuni dei quali sento regolarmente.

Preferiresti iniziare la tua carriera da allenatore lavorando con un settore giovanile per sviluppare giovani talenti o vorresti subito metterti alla prova con una prima squadra? Perché?

Bella domanda. Sinceramente mi piacerebbe iniziare con un progetto serio, così come piace a chi è della mia generazione e ha vissuto il calcio in maniera professionale, pur essendo dilettanti. Purtroppo non è semplice da trovare.

Attualmente sei svincolato?

Si attualmente non so quale sarà il mio futuro, sono sul “mercato ” e aperto a tutte le soluzioni che si presenteranno. Ho avuto un paio di proposte come allenatore ma, pur ringraziando chi mi ha cercato, purtroppo e per varie motivazioni non sono andate a buon fine.

Dopo tanti anni passati a giocare, come stai vivendo il passaggio dal campo alla panchina?

Ho partecipato ai corsi per ottenere il UEFA B per ampliare il mio bagaglio di conoscenze, per confrontarmi con altre realtà e avere una diversa visione che, solo da calciatore, non si può avere. Il calcio mi ha insegnato che non c’è riconoscenza e molti si dimenticano in fretta delle cose belle che hai fatto e per questo bisogna sempre ripartire da zero, contando su se stessi. Ogni inizio rappresenta per me una nuova sfida.

Qual è la tua filosofia di gioco e come pensi di applicarla nella tua avventura da allenatore? Ci sono allenatori o modelli di gioco a cui ti ispiri particolarmente?

È molto difficile far sì che tutti imparano o entrino nell’idea di gioco che noi vogliamo, serve tempo e fiducia e non sempre un tecnico ha questo tempo, sono ancora poche le società che danno fiducia ai giovani. La mia idea è basata sul possesso palla, sul non aver paura a giocare la palla e prendersi i dovuti rischi in tutte le zone del campo. Per poter realizzare la propria idea calcistica serve sempre e comunque la disponibilità dei calciatori.

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