Per la rubrica L’Allenatore di Oggi ho fatto una chiacchierata molto intensa con mister Cristian Pintore. Ho avuto possibilità di conoscere, durante diverse chiacchierate calcistiche, un tecnico preparato che sa trasmettere ai suoi calciatori le conoscenze ela passione per questo sport.
Questa stagione mister Pintore lavorerà nel settore giovanile del Ghilarza dopo che è saltato l’accordo con il Macomer per un cambio di programma tecnico da parte della società giallorossa.
Andiamo a conoscere il mister…
Quali sono i principali obiettivi che ti poni nel formare i giovani calciatori? Quali metodi e che filosofia adotti per raggiungerli?
Il più grande degli obiettivi sarebbe quello di riuscire a formare dei giovani calciatori che siano in grado, durante una partita, di scegliere la cosa giusta al momento giusto senza che l’allenatore gli dia delle indicazioni, la soluzione dev’essere la loro e non quella del mister, questo obiettivo è associato naturalmente a un grande lavoro sui gesti tecnici del calcio e sulla tattica individuale.
Per quanto riguarda l’obiettivo della personalità, una mia fissa per esempio è lavorare bene sull’1 contro 1 e sulla tecnica calcistica fino al calcio di base per poi passare piano piano al situazionale con sempre un maggior numero di calciatori (2vs1, 2vs2, ecc.) per poi arrivare al completamento della tattica collettiva! La mia filosofia principale è “l’essere umano impara solo sbattendoci la testa sopra” nel senso che per imparare bisogna avere l’esperienza diretta dello sbaglio, solo così l’atleta attraverso delle domande dell’allenatore che non deve dare soluzioni induttive, si rende consapevole dell’errore e mette in moto tutti i meccanismi per trovare la SUA di soluzione! Naturalmente il tutto accompagnato nel dare le necessarie correzioni da parte del mister solo sul gesto meramente “tecnico”.
Essenziale secondo me è far vedere ai ragazzi come si fa una cosa e non solo spiegargliela a parole. Per raggiungere tutti questi obiettivi cerco di diversificare al massimo gli esercizi e di dare sempre novità ai ragazzi, ultima è quella di aver inserito negli allenamenti la metodologia 1vs1 di Silvestri/D’ottavio attraverso l’uso delle gingawall della quale sono istruttore qualificato. Fino a qui ho parlato di obiettivi “calcistici” ma non meno importanti sono gli obiettivi umani, quindi si lavora anche sulla solidarietà, sul senso di gruppo, sull’integrazione, sul rispetto dei compagni e dell’avversario, sull’educazione, sull’accettare la sconfitta ed altro. Il tutto si raggiunge mettendo delle regole e delle buone abitudini che tutti devono seguire perché secondo me non c’è libertà senza regole!
L’importanza dello sviluppo fisico e mentale dei giovani calciatori è fondamentale nel calcio giovanile. Come gestisci questi aspetti nel lavoro quotidiano con la squadra?
Per quanto riguarda lo sviluppo fisico/atletico dell’atleta penso che questo abbia due componenti, una fissa che è quella della cultura di una corretta alimentazione e stile di vita sano che devono essere seguiti a tutte le età, l’altra componente, quella variabile, è la preparazione atletica che dev’essere adatta all’età del giovane calciatore. Parlando dell’alimentazione cerco di dare ai ragazzi nel limite delle mie conoscenze acquisite attraverso studio ed esperienza personale, delle nozioni di sana alimentazione e sane abitudine di vita.
Per quanto riguarda la preparazione atletica anche lì cerco di prepararla nei minimi particolari in base all’età del calciatore, un bambino di 10 anni è completamente diverso da un ragazzo di 13/14 anni, logicamente la formazione personale come mister è essenziale, da poco ad esempio ho fatto un corso specifico per la preparazione pre-campionato specifica per ogni categoria, naturalmente parlando già di ragazzi dai giovanissimi in su.
Parlando di preparazione mentale, essendo io Mental Coach qualificato, lavoro molto sul rendere consapevoli i ragazzi che non c’è obiettivo di risultato senza quello di prestazione e di processo perché il primo è completamente fuori dal nostro controllo, il secondo è semi-controllabile e il terzo è completamente sotto il nostro controllo quindi bisogna puntare ai secondi due, in quanto influenzati dal nostro volere, per avere più possibilità di arrivare al primo cioè l’obiettivo di risultato! Per raggiungere tutto ciò uso tecniche studiate, che insegnano al giovane calciatore delle tecniche sulla fisiologia, sul dialogo interno e sulla visualizzazione che, se seguite, lo aiutano a prepararsi e reagire mentalmente a tutte quelle situazioni critiche che possono presentarsi nello sport ma anche nella vita di tutti i giorni!
Che sfide e opportunità si presentano nell’allegato i giovani in Sardegna? Pensi che l’ambiente influenzi lo sviluppo dei giovani talenti?
Tasto dolente questo! Penso che l’ambiente della Sardegna penalizzi tanto la crescita dei giovani talenti, mancano strutture, investimenti sulla preparazione degli allenatori (per preparazione non intendo solo la formazione con un patentino Uefa), manca la cultura dello sport soprattutto all’interno delle famiglie, bisognerebbe fare una rivoluzione culturale completa! Le sfide sono tante come anche le opportunità ma per ora non vedo nessuna volontà della “politica” calcistica nel cercare di cambiare le cose soprattutto all’interno delle piccole realtà più deboli!
L’approccio pedagogico nell’allenamento dei giovani calciatori è essenziale? Puoi condividere con i nostri lettori la tua esperienza nel far crescere i tuoi atleti come atleti e come calciatori?
L’approccio con i bambini e i ragazzi è essenziale! Secondo me uno degli aspetti più importanti è la comunicazione vista nel suo insieme (verbale ma soprattutto para-verbale e non verbale).
Un allenatore che conosce 10 e non lo sa trasmettere attraverso la comunicazione sarà meno efficace di un allenatore che conosce 5 ma lo sa trasmettere completamente.
Anche lì uso delle tecniche, studiate in vari corsi, che aiutano ad entrare in “rapport” col giovane, cercando di creare quel legame empatico per mezzo della quale il giovane calciatore si apre con totale fiducia all’allenatore che riuscirà così a trasmettergli al meglio gli insegnamenti.
Tutto questo lo riassumo con la frase “l’allenatore dev’essere uno di loro”, nel senso che ogni allenatore deve rendersi conto che ogni ragazzo è unico e che ogni cosa che dice va capita dal suo punto di vista e non dal nostro!
Un esempio? Quando un ragazzo ci dice che ha male non ha nessuna utilità dirgli cose del tipo “non hai niente”, “ai tempi nostri bla bla bla”, ma bisogna cercare di ascoltarlo e capirlo, la famosa “empatia”.
Bisogna fargli capire il suo male, solo così si riuscirà a far dare il massimo ai nostri giovani calciatori magari facendoli “guarire” da mali inventati.
Insomma bisogna diventare “uno di loro” e, cosa essenziale, noi allenatori dobbiamo essere sempre d’esempio perché i bambini imparano da quello che facciamo e non da quello che diciamo, alle nostre spiegazioni e parole devono sempre seguire i fatti, per quanto riguarda tutti gli ambiti, dall’ambito calcistico a quello umano, tutti ambiti della quale ho parlato in questa intervista per la quale ringrazio con tanta stima mister Mario! Grazie!
Grazie a te mister per aver condiviso con noi le tue esperienze e conoscenze.
Qui la scheda personale di mister Cristian Pintore

