Lo strano percorso di mister Seu
Passare dalla prospettiva del campo alla guida dalla panchina: un percorso insolito ma ricco di spunti interessanti. Oggi ci incontriamo con Fabrizio Seu, un giovane che nel mondo del calcio ha percorso una strada unica. Da arbitro a guida tecnica, la sua transizione affascinante offre un’inedita prospettiva sul mondo del calcio. Attraverso il suo percorso, esploreremo le sfumature di un cambiamento insolito e l’evoluzione che ha plasmato la sua visione unica del gioco. Pronto a scoprire come l’esperienza da arbitro ha modellato l’allenatore che è oggi?

L’intervista
Da Arbitro ad Allenatore… non proprio una cosa comune. Raccontaci questo tuo cambio di ruolo.
Hai detto bene, non è proprio una cosa comune.
Mi sono fatto una idea a riguardo e vorrei analizzarla sotto due punti di vista.
Il primo punto di vista è pratico; per un arbitro era quasi impossibile accedere ai corsi per le
abilitazioni allo svolgimento della mansione di allenatore, in quanto la carriera arbitrale non
contribuiva in alcun modo alla maturazione di un punteggio valido ai fini della stesura delle
graduatorie per l’accesso ai corsi che sono a numero chiuso. Questo giustificherebbe in parte la rarità di questo switch di carriera.
Sottolineo era quasi impossibile perché ho notato, con molto piacere, che negli ultimi bandi sono
stati rivisti i criteri di maturazione dei punteggi per l’accesso ai corsi e finalmente è stata introdotta
la carriera arbitrale. D’ora in avanti questo passaggio di carriera sarà sicuramente più semplice.
Il secondo punto di vista è legato senza dubbio alla passione. Posso garantire che chi diventa arbitro
lo fa per amore di questo bellissimo sport e l’evoluzione naturale della carriera da arbitro è quella di
diventare osservatore arbitrale (colui che va a visionare e valutare gli arbitri in attività). Se devo
essere sincero non è un ruolo che ritenevo adatto a me e sarebbe stata una forzatura diventando più
un “dovere” che un piacere. Al contrario, l’amore per il calcio a 360 gradi mi ha spinto verso il
ruolo dell’allenatore che trovo molto stimolante. L’idea di poter trasmettere le proprie idee di calcio
e i propri valori morali ad un gruppo che possa metterle in pratica devo ammettere che mi eccita
non poco.
Essere un arbitro al giorno d’oggi è sempre più difficile e so cosa deve subire un arbitro in mezzo al
campo. Il mio passato da arbitro mi consente di vivere la partita con serenità nei confronti del
direttore di gara che sempre più spesso diventa valvola di sfogo e alibi dei perdenti. Mi auguro di
riuscire a trasmettere la stessa serenità ai miei giocatori. Alla classe arbitrale va tutta la mia stima e
il mio supporto.
Attualmente hai il ruolo di collaboratore con il Tavolara. Come ti stai trovando in questo ruolo?
Il passato da Arbitro, oltre ai valori che mi ha trasmesso, ha lasciato al contempo un “vuoto” da
colmare che è quello del vivere lo spogliatoio. Il far parte di una squadra composta da numerosi
elementi, con tutte le dinamiche che ne conseguono, mi mancava. Per questo motivo non posso che
ringraziare la società del Tavolara Calcio, dal presidente Paolo Pirina a Mister Muntoni, ai giocatori
per l’opportunità concessami. L’entrare in squadra mi sta permettendo di fare esperienza in ciò di
cui avevo bisogno. Attualmente il mio ruolo posso considerarlo un ibrido in quanto mi trovo in una
posizione intermedia tra dirigenza e giocatori. Sono contendo di questo ruolo perchè mi da la
possibilità formarmi vivendo sia le dinamiche societarie legate alla dirigenza, sia le dinamiche di
campo. Dal punto di vista dirigenziale mi sto trovando molto bene, c’è tanto lavoro da fare ma le
soddisfazioni stanno arrivando. L’impegno profuso nello svolgere l’incarico assunto viene
riconosciuto ed apprezzato da colleghi e gruppo squadra e questo per me è motivo di orgoglio
personale. Dal punto di vista sportivo non nascondo che mi piacerebbe mettere a frutto quanto
appreso ai corsi Licenza D e Uefa Futsal B (ho anche questa abilitazione) avendo un ruolo più
attivo per quanto riguarda il campo. Sono comunque consapevole che ci sono degli equilibri da
rispettare e un mio eventuale inserimento deve essere una naturale evoluzione delle cose, senza
forzature. Per questo motivo vivo l’esperienza serenamente.

Al momento con la Licenza D sei abilitato a guidare le prime squadre. Nei tuoi programmi c’è
l’idea di conseguire il Uefa C per lavorare con i giovani?
Il mio ruolo nel Tavolara in parte è legato al prossimo obbiettivo in programma: il Uefa C. Ritengo
importante conseguire il Uefa C sia per ampliare la mia formazione personale, sia perché non
disdegnerei di lavorare con i giovani. Sono fermamente convinto che i giovani debbano avere la
possibilità di crescere in totale serenità. Il risultato sportivo deve essere una conseguenza del lavoro
svolto sui ragazzi e non l’obbiettivo da perseguire a tutti costi a discapito della crescita dei ragazzi
stessi. La crescita del giovane dal punto di vista umano e sportivo deve essere posta in primo piano
rispetto il risultato personale dell’allenatore. Vincere fa sempre piacere, ma non deve essere il focus
per chi allena una squadra giovanile. Purtroppo oggi si da troppo peso all’immediatezza del risultato
sportivo a discapito dell’evoluzione e dello sviluppo del giovane calciatore. Qualora avessi la
possibilità di allenare una squadra giovanile mi piacerebbe seguire la categoria giovanissimi e
allievi in modo da poter lavorare anche sulla tattica tattica collettiva e non solo sulla tecnica
individuale.
Raccontaci il tuo calcio ideale.
Il mio calcio ideale è sicuramente offensivo e dinamico. Sono un fan del pressing volto alla
riconquista immediata del pallone e mi piace molto lo sviluppo del gioco sugli esterni. Tuttavia
sono dell’idea che l’allenatore debba essere flessibile e modellare il proprio gioco in base agli
interpreti a disposizione in modo da metterli in condizione di rendere al meglio delle loro capacità. I
giocatori d’altro canto devono essere a disposizione del Mister e devono essere aperti e disponibili
nello svolgere più ruoli o meglio, nel ricoprire più posizioni. Nel calcio moderno non è un caso che
spesso vediamo i terzini fare gli esterni d’attacco e gli attaccanti che rientrano a difendere. Ebbene,
durante lo svolgimento del gioco, può capitare che i giocatori si trovino momentaneamente in una
posizione non pertinente al proprio ruolo, ed è in quel caso che devono comunque sapere come
comportarsi. Sono situazioni che in un calcio dinamico come quello attuale si ripropongono spesso.
Tutti devono saper fare tutto ed essere pronti in ogni situazione di gioco. Ritengo più consono
ragionare per posizioni che per ruoli. Un altro aspetto di cui sono fermamente convinto è
l’importanza del lavoro impostato sui principi di gioco piuttosto che sugli schemi. I giocatori in
campo devono essere liberi di esprimersi liberamente sfruttando la loro fantasia e limitarli
nell’eseguire degli schemi ritengo sia limitante e demotivante. Lavorare sui principi permette di
dare una identità al gioco che si vuole attuare sfruttando la fantasia dei giocatori. Sono loro che
vanno in campo e chi meglio di loro sa cosa è meglio fare in una situazione di gioco.
Grazie mister per la tua disponibilità a raccontarci di te
Grazie a te per avermi dato questo spazio e per il servizio che offre Allenatori di Sardegna.
Scopri la pagina personale di mister Frabrizio Seu.
