Alla scoperta del tecnico di Sedilo

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Marco Putzolu, un allenatore di calcio di grande esperienza e passione. Nato nel 1987 a Sedilo, Marco ha intrapreso la sua carriera di allenatore nel 2010 presso il Club San Paolo di Cagliari. Con una qualifica UEFA B e un percorso professionale che lo ha visto collaborare con club come Esseci Sigma, Sedilo, Macomer, Marco ha accumulato una vasta e preziosa esperienza nel calcio giovanile. Attualmente, guida con dedizione e competenza i Pulcini del Budoni, diventando un punto di riferimento nel panorama calcistico giovanile sardo. La sua formazione accademica è altrettanto impressionante, avendo conseguito il Master Universitario in Direccion de futbol y metodologias del juego presso l’Escuela Universitaria Real Madrid di cui abbiamo parlato in un precedente articolo (leggi quì).

Un percorso, il suo, caratterizzato da una costante ricerca dell’eccellenza e dalla volontà di trasmettere valori sportivi e tecnici alle nuove generazioni di calciatori. Scopriamo insieme di più sul suo percorso e le sue visioni attraverso questa intervista.

Qual è stato il momento più gratificante della tua carriera da allenatore finora?

Nelle ultime due stagioni, lavorando nell’attività di base tra Sedilo e Budoni i momenti più gratificanti li ricerco negli step dove ho convinto i miei ragazzi su che interpretazione dare all’allenamento e alla partita, il tutto sempre rivolto ad avere un atteggiamento proattivo nei loro primi confronti. 

Come hai affrontato la stagione con i Pulcini del Budoni e quali sono gli aspetti più gratificanti di questa esperienza?

Lavorare in un ambiente qualitativamente alto, circondato da uno staff che può aiutarti a crescere e a migliorare il tuo lavoro è l’aspetto che ho cercato e ho trovato a Budoni, questo contesto ti sprona a dare il massimo nel quotidiano.

Quali sono i principi fondamentali che guidano il tuo approccio alla formazione dei giovani calciatori?

I principi fondamentali che guidano il mio approccio alla formazione dei giovani calciatori si basano soprattutto su coraggio e intensità. I miei ragazzi devono prima di tutto essere coraggiosi, affrontando ogni partita con la volontà di viverla da protagonisti, senza speculare sul risultato attraverso atteggiamenti attendisti che limiterebbero il loro sviluppo. Questo significa prendere l’iniziativa, essere creativi e giocare con determinazione, mostrando una mentalità vincente.

Poi le valutazioni alla fine andranno sempre fatte in base a ciò che si merita, non solo a ciò che si ottiene. Valutare solo in funzione dei risultati, senza considerare se sono effettivamente meritati, porta a un grave errore di valutazione. Insegnare ai giovani l’importanza del merito rispetto ai risultati effimeri è cruciale per il loro sviluppo, sia come calciatori che come futuri uomini.

In che modo hai sviluppato il tuo stile di allenamento nel corso degli anni e quali influenze ti hanno guidato in questo processo?

Nel corso degli anni e specialmente ora dopo aver conseguito il Master Universitario in Direccion de futbol y metodologias del juego della Escuela Universitaria Real Madrid ho orientato la mia metodologia sull’allenamento della complessità, ponendo la sfera tattica come vera organizzatrice del gioco e ponendo le sfere tecnica fisica e psicologica da contorno ad essa. 

Sfera tattica intesa come l’insieme delle scelte e delle decisioni da prendere all’interno di una partita in ogni sua fase di gioco. Perché penso che prima bisogna saper capire e interpretare il gioco, poi da li venga tutto il resto.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri come allenatore e come intendi realizzarli nel contesto calcistico sardo?

I miei obiettivi futuri come allenatore sono quelli di poter lavorare in un contesto orientato principalmente sulla promozione e lo sviluppo del talento locale che sappia valorizzare le mie esperienze e il mio percorso accademico permettendomi di applicarlo. La sua realizzazione invece dipende maggiormente dagli addetti ai lavori..

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