Seconda Parte

Direttamente dal Notiziario (numero 2, anno 2023), rivista ufficiale del Settore Tecnico vi propongo questo Reportage da un’idea di Mario Beretta e Felice Accame.

Se ti sei perso la Prima Parte puoi leggerla quì.

Chi ha vissuto questa esperienza – di esonero e ritorno alla guida di una squadra nell’arco della medesima stagione – per ben tre volte, è Giuseppe Iachini, a tutti noto come Beppe, in un diminutivo che racchiude la stima e l’affetto che addetti ai lavori e tifosi nutrono nei suoi confronti.
Grande esperto in promozioni dalla cadetteria alla Serie A, avendo raggiunto questo traguardo per quattro volte nella sua carriera (alla guida di Chievo, Brescia, Sampdoria e Palermo).

Iachini è stato esonerato e poi successivamente richiamato in panchina, per la prima volta, durante la
stagione 2010/2011, al Brescia. Nei dieci anni che abbiamo preso in esame, gli è capitato altre due volte: nel 2015/2016 al Palermo e durante il campionato 2020/2021 alla Fiorentina.

Il racconto

Era la terza stagione che ero a Palermo. Al primo anno avevamo vinto il campionato cadetto e l’anno dopo abbiamo chiuso la stagione nella massima serie all’undicesimo posto, a 49 punti, valorizzando anche giovani di talento come Dybala e Belotti” ci racconta con voce sicura, da cui traspare la felicità di ripercorrere quegli anni professionali in Sicilia.

L’anno seguente – prosegue Beppe Iachini nel suo racconto – siamo ripartiti, facendo sempre un
buon lavoro. E pensare che la situazione è precipitata paradossalmente dopo un successo, contro il Chievo… Ho avuto una discussione con il presidente e le nostre strade si sono divise, nonostante la squadra fosse sopra metà classifica. Poi Zamparini mi ha chiamato più volte, cercando di farmi tornare in panchina, ma gli dissi che non ne avevo intenzione. Alla fine, però, conoscevo il presidente già dai tempi di Venezia, quando addirittura giocavo, per cui accettai, a patto di non avere più interferenze da parte sua a proposito delle scelte dei giocatori da mettere in campo.

Passarono però appena tre partite e si ripropose la stessa situazione: diedi quindi le dimissioni. Venne addirittura una delegazione della squadra, mandata dallo stesso presidente, a casa mia a Palermo, per cercare di convincermi a ritirare le dimissioni. Ci conoscevamo da tre anni ormai e tra me e la squadra si era instaurato un grande rapporto; non tornai però indietro e le nostre strade si divisero.
A Firenze invece, dopo essere subentrato a stagione in corso, sono stato riconfermato per l’anno dopo. La mia avventura sulla panchina viola è arrivata a cavallo della pandemia e l’inizio del secondo anno è stato più complicato, anche considerando che abbiamo iniziato senza ritiro, visto il ristretto margine tra la fine del precedente campionato (inizialmente sospeso causa Covid) e l’inizio della nuova stagione.

Sono stato poi richiamato per cercare di portare la squadra in zone più tranquille e devo
dire che ho sempre sentito la fiducia del presidente Commisso.
In tutti e due i casi, a Firenze e a Palermo, i giocatori avevano grande stima nei miei confronti e avevamo creato un bel gruppo. Sono convinto che con un pizzico di pazienza in più a Firenze avremmo potuto fare bene, e anche lo stesso Commisso lo ha poi ammesso.
La fortuna di un allenatore è di avere una società forte alle spalle, che punti su di lui e che gli dia fiducia: come ha fatto il Milan con Pioli. Il calcio non è un gioco, ma un lavoro. E dentro la parola ‘lavoro’ ci sono
tanti concetti
”.


Le esperienze

Tra le esperienze di Palermo e Firenze, Beppe Iachini ha vissuto anche la situazione inversa: nella stagione 2018/2019 è stato infatti chiamato sulla panchina dell’Empoli a stagione in corso, venendo quindi poi sostituito – dopo sedici giornate da guida azzurra- da Aurelio Andreazzoli, già tecnico dei Toscani a inizio campionato e anche l’anno prima, quando li condusse alla promozione vincendo il campionato di Serie B.
A Empoli invece è accaduto il contrario: sono stato chiamato con la squadra penultima e poi sono stato esonerato dopo averla portata in zona salvezza. Mi è dispiaciuto non aver completato il lavoro, anche
perché avevo un ottimo rapporto con la società.


Ecco, devo essere sincero su questo aspetto: ho imparato molto da questa vicenda, perché a Empoli tornò in panchina un allenatore che conosceva benissimo l’ambiente e che aveva fatto altrettanto bene il lavoro sul campo. Così adesso, quando mi chiamano per subentrare a qualcuno, sto attento alla situazione in cui andrei a inserirmi. Ad esempio, se solo gli ultimi risultati sono stati negativi e se l’allenatore appena esonerato è anche un tecnico stimato nell’ambiente che ha appena lasciato, sono restìo ad accettare, per non incorrere nella medesima situazione vissuta a Empoli

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