Una vera icona del calcio sardo
E’ con vero piacere che oggi vi presento un uomo che ha lasciato il segno, prima nel calcio giocato e in seguito da allenatore. Si tratta di mister Silvio Vargiu e se qualcuno non conoscesse la sua carriera da allenatore può fare una visita nella sua pagina personale.
Personalmente ho avuto il piacere di frequentarlo assiduamente quando entrambi lavoravamo nel settore giovanile del Supramonte di Orgosolo e di conoscere l’uomo oltre che il tecnico.
Ci siamo visti qualche giorno fa e abbiamo fatto una lunga chiacchierata, parlando del suo passato calcistico ma anche del presente e del futuro che lo attende.
Una vita tra i pali, poi dal 1990 hai iniziato ad allenare. Cosa ti ha spinto a restare nel mondo del
calcio?

Premetto che mi posso considerare fortunato, perché ho avuto il previlegio di conoscere il calcio dal
lontano 1967/ 68 , ho vissuto i suoi vari cambiamenti fino ai nostri giorni. Ho iniziato con il basket, poi
con un gruppo di ragazzi che abitavano tra i rioni di Istiritta e Furreddu, abbiamo fatto il provino con la
Nuorese. Entrare a far parte di questa società, mi ha permesso di poter crescere in un contesto
strutturato come i professionisti e quindi oltre alla crescita tecnica, fisica e di coordinativa, ho
acquisito cultura e mentalità sportiva. Ho avuto la fortuna di essere cresciuto con Genesio Sogus,
grande maestro di sport, scopritore di talenti, ma soprattutto grande educatore.
Come settore giovanile, Nuoro in quel periodo era imbattibile, i settori erano fiorenti, per almeno 5/6 anni in Sardegna non avevamo avversari. Oltre che noi, c’era l’Attilia , il CSEN, ogni anno facevamo incetta di
titoli regionali, i giovani piu talentuosi giocavano in prima squadra, senza avere come oggi la costrizione
di schierare i fuori quota. Tra quei giovani c’ero anch’io, sono arrivato fino alla prima squadra,
esordendo in IV Nazionale. Ho avuto la fortuna di avere dei grandi compagni di squadra, Virdis, Chicco
Piras, giusto per citarne qualcuno, degli ottimi allenatori, da ognuno ho carpito segreti, metodi e
atteggiamenti che ho fatto miei con il passare degli anni. Giocando in porta, ero già un allenatore in
campo, nelle due fasi guidavo la squadra, avevo sempre consigli nei confronti dei miei compagni.
Quindi la passione e, perché no, anche il guadagno di qualche soldo, mi ha spinto a fare il corso
allenatori ad Ozieri. Mi sono classificato terzo su 40 partecipanti.
Per me il calcio è vita, solo respirare il profumo di olio canforato nello spogliatoio è adrenalina pura.
Oltre a fare il tecnico responsabile, hai lavorato anche come preparatore dei portieri.
Che differenze ci sono nell’approcciarsi ai calciatori?

Fareill preparatore dei portieri è uno dei ruoli più delicati nel contesto di una squadra. È un ruolo
fondamentale per l’insegnamento delle capacità di essere coordinati, le tecniche di parata,( il portiere
oggi è anche un giocatore di movimento) ma soprattutto sotto il punto di vista psicofisico. Hanno
necessità di avere una concentrazione fuori dal comune, loro sono gli ultimi baluardi, quindi la loro
prestazione può condizionare il risultato finale.
Premetto che io e altri portieri non avevamo preparatore, quindi facendo i dovuti paragoni, siamo cresciuti da autodidatta. La nostra palestra era la strada, oppure l’asfalto del campetto del Sacro Cuore. Quindi vista l’importanza del ruolo, con i portieri instauri i un rapporto confidenziale , nasce un’amicizia che va oltre l’aspetto puramente sportivo. Il tutto affinché si possano gestire al meglio difficoltà, aspetti emotivi e psicologici .
Per i calciatori che giocano in mezzo, il lavoro è rivolto alla gestione del gruppo, oltre ovviamente
agli aspetti tecnicotattici e fisici. Ci sono grandi differenze sotto il punto di vista fisico tra i portieri e i
giocatori di movimento; i portieri fanno lavori al massimo dell intensità e non prolungati nel tempo,
lavori prevalentemente impostati sul sistema energetico anaerobico lattacido, con rapporto di
recupero 1 a 10; mentre invece i secondi utilizzano sistemi energetici aerobico e anaerobico alternati.
Negli ultimi anni hai svolto con ottimi risultati il ruolo di direttore tecnico del settore giovanile
società come S.G. Nuorese, Posada e Corrasi.
Come hai affrontato questo cambiamento?
Ho la fortuna di essere nel calcio da 56 anni, ho trovato la strada in discesa. Non è stato facile lasciare la
tuta e stare in giacca e cravatta ma nello specifico, per poter svolgere questa mansione, devi avere grandi
conoscenze sotto tutti i punti di vista.
Ritengo questi settori siano i più delicati, bisogna stare attenti a fare il meno danni possibili. Si parla di bambini. Qui entrano in gioco le varie ‘’agenzie’’ che concorrono alla gestione dei bimbi:
innanzitutto la famiglia, la scuola, il campo e la chiesa. È un confronto continuo con i rappresentanti di tali istituzioni, tutti concorrono alla formazione dei bimbi.
L’aggiornamento è fondamentale, i tecnici devono essere indirizzati al conseguimento di vari obbiettivi: aspetti psicopedagogici, ludici coordinativi, tecnici tattici e comportamentali. Quindi
devi avere sempre un grande senso di equilibrio, devi saper ascoltare i bimbi, i genitori, i catechisti e gli insegnanti, i tuoi tecnici, la tua società, le società avversarie, la lega , i medici sportivi, ma nello stesso tempo saper farti ascoltare, saper spiegare in modo chiaro ed esaustivo . L’umiltà è fondamentale, mi applico affinché si pianifichi tutto al meglio.
Qui entra in gioco il tuo modo di saper comunicare, devi centrare l’obbiettivo senza suscitare polemiche o malumori e in questo mi sono serviti molto i corsi di comunicazione che ho fatto quando ero
vigile urbano.

Nell’ultimo campionato hai lavorato con la Corrasi. Come è andata?
Ho avuto la fortuna di poter lavorare con una gloriosa società. Direi tutto sommato, che abbiamo svolto un buon lavoro e ho avuto dei preziosi collaboratori. Ho cercato di dare una nuova organizzazione a tutto il settore di base, stimolando i nostri istruttori ad aggiornarsi in continuazione,
indirizzandoli verso gli obbiettivi da perseguire e inserendo le nuove figure del psicopedagogista e del nutrizionista. Abbiamo fatto degli incontri con i genitori, al fine di inculcare nuova mentalità e cultura. Ho ritenuto opportuno che dopo la pandemia, queste figure fossero necessarie per
riprendere le attività. Abbiamo ereditato bambini obesi e con problematiche, che sono rimasti rinchiusi in casa per quasi due anni.
Abbiamo avuto grandi difficoltà , i due anni di sosta hanno fisiologicamente creato difficoltà di apprendimento ai nostri bimbi. Facendo un paragone , è un po’ come essere promossi dalla prima
alla terza elementare e quindi si sono evidenziate mancanza di basi.
Sono stato onorato dell’incarico di organizzare il torneo del padre di Gianfranco Zola. Ho vissuto a fianco
ad un campione di sport e di vita, un vero gentleman, umile e disponibile con tutti.

A quanto pare, il settore giovanile della Corrasi si unirà a quello dell’Oliena calcio.
Ti ritroviamo in attesa di nuove proposte e nuove sfide?
Parrebbe proprio di sì. Sono già stati fatti degli incontri tra le due società, coordinati dalla Amministrazione Comunale. Era fisiologico arrivare a questa soluzione, lo scarso incremento
Demografico ha determinato numeri risicati nelle varie categorie.
Il ruolo del coordinatore del sgs è fondamentale nel calcio odierno.
I volenterosi dirigenti, vanno
formati e instradati , affinché la gestione del settore sia sempre ottimale. La carta dei diritti dei bambini, recita che tutti indistintamente devono poter giocare, aver il cibo, diritto ad avere una casa, diritto alla salute e al benessere fisico e mentale ecc. Questi sono gli aspetti basilari ma spesso si assiste a tutto il contrario e si insegue la vittoria tutti i costi, tralasciando questi aspetti fondamentali. Credo che il successo vada inseguito un mattoncino alla volta e al termine arriveranno anche le vittorie.
La nostra vittoria più bella sarà quella di poter creare dei bravi ometti, che siano pronti per il mondo esterno.
Ho 66 anni, ho ancora ben poco da chiedere a questo sport, mi ha dato tutto.
Ma ho ancora tanto entusiasmo e voglia di insegnare e quindi resto a disposizione per eventuali
proposte. Un caro saluto a tutti i colleghi e ai lettori di Allenatori di Sardegna.

Da parte mia ringrazio Silvio per la sua grande disponibilità con la speranza di incontrarci a breve in un campo di calcio.