Conosciamo meglio il giovane mister di Maracalagonis
Giacomo Leviani, giovane e ambizioso, si distingue nel panorama calcistico sardo come un promettente allenatore con una fervida passione per il gioco e un’intraprendente sete di apprendimento. Con la qualifica UEFA C e la LICENZA D, Leviani acquisito la qualifica UEFA B. Il mister ha abbracciato la sua prima esperienza da vice allenatore in una squadra di calcio femminile con entusiasmo e determinazione. La sua giovane età non ha mai rappresentato un ostacolo, bensì una risorsa che gli ha permesso di portare un fresco e dinamico approccio alla gestione della squadra. Dotato di una visione progressista, Leviani si impegna a trasmettere alle giocatrici non solo abilità tecniche, ma anche valori di collaborazione, determinazione e spirito di squadra. Con un profondo rispetto per il gioco e un desiderio costante di miglioramento, Leviani si propone di lasciare un’impronta positiva nel calcio femminile sardo, contribuendo alla crescita e allo sviluppo del settore con la sua energia e il suo impegno.

Qual è stata la tua motivazione nel cimentarti con il calcio femminile e come è stata la tua esperienza fino ad ora?
In verità non c’è stata una particolare motivazione che mi abbia spinto a cimentarmi con il calcio femminile. Sono arrivato in questo ambiente un po’ per caso, con il desiderio di allenare una squadra di calcio di qualsiasi categoria. Essendo la mia prima esperienza come vice-allenatore, devo ringraziare il Mister in prima del Selargius femminile, Riccardo Matere, che mi ha scelto come suo secondo ad agosto del 2023, anche se in quel momento non eravamo ancora tesserati con una società, ma avevamo solo un gruppo di ragazze con cui ci siamo allenati al mare fino ad ottobre. Sono molto soddisfatto del lavoro che abbiamo svolto insieme fino ad ora perché, come ho detto, ad inizio anno non avevamo una squadra, ma soltanto una decina di ragazze che con noi riuscivano a coltivare una passione che prima non avevano avuto la possibilità di praticare. Anche se non avevano nessuna esperienza alle spalle, abbiamo constatato i loro progressi sin dai primi mesi di lavoro. Adesso, infatti, sono diventate delle giocatrici a tutti gli effetti, non soltanto in occasione delle partite, ma anche durante gli allenamenti settimanali. Nonostante fossero consapevoli delle difficoltà che avrebbero affrontato soprattutto all’inizio, perché le altre squadre erano formate già da tempo e disponevano di calciatrici esperte, le nostre ragazze hanno sempre manifestato grande impegno e dedizione allo sport, restando ad allenarsi anche dopo la fine degli allenamenti.
Quali sono gli obbiettivi che ti sei prefissato di raggiungere nel prossimo futuro con il Selargius e come intendi lavorare per realizzarli?
Sicuramente l’obiettivo primario per questa ultima parte dell’anno e anche del prossimo è quello di continuare a lavorare al massimo e a far crescere la sicurezza che le ragazze devono mostrare sia in fase di allenamento che durante le partite. Lato nostro, poi, come allenatori abbiamo l’obbligo di formarci e di allenarle nella migliore maniera possibile, attraverso i corsi FIGC di aggiornamento, i libri di ambito calcistico, i webinar e anche gli allenamenti e le gestioni delle partite di altri allenatori da cui prendere spunto. In pratica, noi come loro dobbiamo continuare ad evolverci e migliorare.

Quali ritieni siano le maggiori differenze tra il calcio femminile e quello maschile?
Basta prendere in considerazione il solo aspetto numerico. A livello giovanile maschile, infatti, ci sono società che hanno la squadra A e la squadra B delle categorie giovanissimi e allievi. Al contrario, se ci concentriamo sulle categorie giovanili esclusivamente femminili, sono di numero inferiore le squadre che dispongono anche solo di una delle categorie citate in precedenza, soprattutto in Sardegna. Quindi, molto spesso, per ovviare a questo problema si formano le squadre miste dove però le ragazze all’interno di ogni formazione sono soltanto due o tre. Tuttavia, per raggiungere i risultati richiesti dalle società, si fanno giocare più i ragazzi rispetto alle ragazze che vengono ritenute più scarse. Il problema è che, agendo in questo modo, le ragazze vengono private della possibilità di attingere alla fonte di conoscenza più completa del calcio, cioè la partita. In conclusione, quindi, ritengo che servirebbero più società specializzate nel calcio femminile oppure esperte nell’integrare le ragazze nei gruppi misti.
Nel tuo futuro ti vedi ancora nel calcio femminile o vuoi dedicarti al calcio maschile?
Sono dell’idea che non si devono mai chiudere le porte ad eventuali opportunità che si possono presentare in futuro. Sicuramente al momento voglio continuare a portare avanti questo progetto che non si è ancora concluso. Certo, implica tanti ostacoli da superare, ma allo stesso tempo è un percorso per me fortemente stimolante e motivante.
Quali sono gli aspetti del gioco che ritieni più importanti da sviluppare in una squadra femminile?
Come mi hanno insegnato durante i due corsi FIGC che ho seguito nell’ultimo anno, c’è una sola parola che si può usare per rispondere a questa domanda. DIPENDE. Nel nostro campionato, infatti, abbiamo squadre dove ci sono giocatrici che giocano da quando sono bambine e vengono pagate per farlo, e poi ci sono ragazze che giocano per la prima volta un campionato. Di conseguenza, le squadre più esperte devono lavorare di più sull’aspetto tattico di squadra, mentre quelle principianti hanno bisogno di concentrarsi maggiormente sulla parte di tecnica individuale. Però posso dire che c’è un punto che accomuna queste due categorie di giocatrici, che è la parte fisica, o per meglio specificare la prevenzione agli infortuni. Durante questo campionato, ad esempio, ho assistito e sono venuto a conoscenza di diversi infortuni subiti dalle giocatrici. Non si tratta di infortuni causati dai contrasti in partita o in allenamento, ma di infortuni muscolari e tendinee-articolari. Proprio al fine di prevenire queste casistiche, ci si dovrebbe concentrare di più sulla calendarizzazione di allenamenti focalizzati sullo sviluppo della forza e dell’atletica delle giocatrici con le relative fasi di recupero necessarie.



